martedì 10 febbraio 2009

1320:I Barbaccia erano gestori della casa del viandante nella Tuscia .Quindi il cognome non deriva da Andrea Bartolomeo detto Barbazza morto 1478

http://www.ontuscia.it/notiziaEng.asp?id=29337
L'ACCADEMIA KRONOS DI VITERBO PER LA RIVALUTAZIONE DEL QUARTIERE MEDIEVALE DI SAN PELLEGRINO
Nella foto (Copyright OnTuscia – Tutti i diritti riservati): Piazza San Pellegrino



Di seguito una nota a firma Giulio Signorelli



(OnTuscia) – VITERBO – (md) Partirà da quello che fu “San Tommaso del Boccaletto” prima e “L’Ospedale delle gojarelle” poi, da poco “Residenza Nazareth”, la nuova sezione di Accademia Kronos di Viterbo.



Qui, il 13 e 14 Febbraio prossimi, nel cuore della “viterbesità”, prenderà il via la nuova forma associativa che si è resa necessaria dopo l’apertura della sede nazionale di Accademia Kronos a Ronciglione avvenuta nell’ottobre scorso. Negli anni precedenti Accademia Kronos di Viterbo ha funzionato come sede operativa per rispondere alle esigenze del nazionale, ora che la sede centrale ha ripreso su di sé le proprie competenze, la sezione viterbese può occuparsi maggiormente del territorio ed avere iniziative proprie.



Le principali innovazioni che verranno attuate riguarderanno due obiettivi che risultano disconosciuti dagli interessi degli opinion leaders locali: la valorizzazione dell’Etruria Meridionale come entità territoriale omogenea e terra di nascita degli Etruschi e la rivalutazione del quartiere medievale di San Pellegrino, povero di abitanti e dimenticato dagli amministratori, nonostante resti la maggiore attrattiva architettonica della città.



Su questi temi la Sezione, facendo leva sull’organizzazione del volontariato, andrà a promuovere momenti culturali, escursioni, gite, riproposizione di tradizioni antiche, di cui potranno usufruire cittadini e turisti, ovviamente nel rispetto dei regolamenti onlus. Per realizzare questo ci sarà un direttivo della sezione e delle commissioni che opereranno sui temi specifici.



La scelta del luogo non è stata casuale: la storia dell’Ospedale di San Pellegrino, che è riportata di seguito e che dal 1200 giunge ai giorni nostri, offre uno spaccato del quartiere attraverso i secoli a partire da quando via Borgolungo era ancora la strada percorsa dai pellegrini diretti a Roma.



Per altre informazioni e per partecipare ai lavori è possibile rivolgersi presso la sede di via delle Piaggiarelle 4 di mattina oppure telefonare allo 0761 223480.



L’OSPEDALE DI SAN PELLEGRINO



Le prime notizie della chiesa di San Pellegrino risalgono al lontano 1045 quando si descrive la chiesa circondata da orti e terreni e situata in prossimità della strada che conduceva a Roma.

Nella biografia di Thomas Becket, famoso arcivescovo di Canterbury, si legge che Tommaso, al seguito dell’abate arcivescovo Teobaldo, andò più volte a Roma per incontrare il Papa. Ma lo storico viterbese Giuseppe Signorelli nella sua opera ci informa che Eugenio III, Papa dal 1145, ebbe frequenti contrasti con il redivivo Senato Romano e che passò la maggior parte del suo pontificato a Viterbo, dove incontrò tra le altre, anche la delegazione inglese. E’ possibile che in queste circostanze sia sorta la necessità di creare un ospizio per ricevere gli ambasciatori di questo paese.



La prima apparizione dell’ospedale di San Pellegrino è in un testamento che venne redatto nel 1236 in questo luogo. Nel 1320 i gestori della casa per viandanti sono gli ospitalieri Tommaso di Barbaccia e sua moglie Riccardona; l’ospizio è dotato di 11 posti letto, ma due soltanto sono completi di lenzuola, gli altri sono semplici pagliericci alcuni addirittura sfondati. Successivamente la struttura passa alle dipendenze della confraternita di Santa Maria dei Latini e degli Inglesi, il camerlengo responsabile è inglese ed a lui probabilmente si può far risalire l’origine del nome di San Tommaso di Kantorbery chiara modifica in viterbese di Kanterbury.



Nella gestione dell’ospizio subentra poi l’Arte dei Tavernieri. Nel 1473 questa Arte si unì a quella degli Albergatori diventando corporazione degli Osti avente per proprio stemma un boccale. Per i Viterbesi divenne perciò “ S. Tommaso del boccaletto”. Nel 1484 da tal Carabetta venne acquistata una casa vicina per ingrandire l’ospizio dove è ancora visibile lo stemma della corporazione.



Nel 1511 passò a Mastro Giacomo Bartolomeo di Pavia a queste condizioni: l’ospitaliero doveva provvedere alla pulizia e all’efficienza della struttura, doveva accogliere e trattar bene i pellegrini, maggiormente ultramontani, ed offrire le cure ai giurati dell’Arte quando questi ne avevano bisogno. Ogni anno doveva rifornire l’ospizio di due nuovi lenzuoli di lino e ne doveva far tessere altre due paia col filato che gli veniva fornito dall’Arte. Doveva inoltre custodire il grano e prelevarne solo per il suo fabbisogno. In cambio poteva usufruire delle rendite delle proprietà e dei prodotti dei terreni spettanti all’Arte. Non poteva però prendere per sé le elemosine che dovevano essere impegnate per messe e funzioni sacre. L’ospedale durò in carica fino al 1514 quando confluì in quello di San Sisto.



Agli inizi del novecento lo stabile venne ristrutturato dal parroco della chiesa di San Pellegrino e divenne un luogo per raccogliere ed educare le ragazze in difficoltà. Venne perciò ribattezzato dai Viterbesi come “l’ospedale delle gojarelle” che è stato in funzione fino a qualche decennio fa. Ora è stato rigenerato come residenza universitaria o comunque come luogo di accoglienza per turisti o pellegrini.



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